Il Vangelo della Domenica

Gesù Misericordioso

DIO SCRITTO SULLA CROCE


DOMENICA DI PASQUA


“Mia gioia Cristo è risorto” (San Serafino di Sarov). Ecco finalmente la risurrezione che attesta sia la regalità che la divinità di Cristo.

* Cosa significa la scritta sulla Croce?
Ma cosa significa quella scritta sulla croce di cui vi avevo fatto le domande? Alla prima domanda avete risposto senza difficoltà: INRI = Jesus Nazarenus Rex Judaeorum. Ma era scritta solo in latino? Noi che viviamo in paesi latini, vediamo sempre e solo INRI, ma, il Vangelo di Giovanni, ci dice che era scritta in tre lingue: latino, ebraico e greco. Latino perché era la lingua dei Romani; ebraico che era la lingua locale, ma perché in greco? Perché vi erano in Palestina delle colonie greche, le cosiddette Pentapoli. Nel Vangelo si parla della Decapoli (dieci città), ma c’era anche la Pentapoli, cioè le 5 città che avevano trasportato usi ellenici in Palestina e parlavano il greco. Dopo la trasmissione a Radio Mater dove avevo posto queste domande, un’ascoltatrice di Cremona, mi mandò una foto della Croce scattata al santo Sepolcro dove la scritta è nelle tre lingue: INRI (latino) INBI (greco), mentre in ebraico le iniziali Gesù Nazareno Re dei Giudei, sono scritte così: YHWH= YAVEH. Ecco la cosa straordinaria: in ebraico quella sigla non significa solo “re dei giudei, ma DIO ”. Ecco perché i sommi capi erano furibondi e dicevano a Pilato di non scrivere “re dei giudei”. Ma Pilato, quella volta fu irremovibile. E i sommi capi non potevano tirarla via quella scritta perché avendola posta il procuratore romano non avevano il diritto di toglierla. Ed erano furibondi perché i pellegrini che affluivano a Gerusalemme per la Pasqua, vedevano quella scritta che diceva che Gesù era Dio. Così, seppur in modo drammatico, venne rivelata in quella tragica morte, la divinità di Gesù. Ma la prova ancor più straordinaria è il sepolcro vuoto.

* Uscito vivo dal sepolcro dopo che era morto…
Finché un uomo muore e poi non risorge, è sicuro che è solo un uomo, ma quando un uomo muore
e poi risorge, non è più solo un uomo: non può essere che Dio! E Dio in persona! Perché oltretutto
di quell’Uomo –per quelli che lo vorrebbero solo uomo– non si è mai e poi mai trovato il cadavere.
Vediamo nel Vangelo di oggi, le donne che preparavano gli unguenti, le erbe e gli aromi per andare
ad imbalsamare quel corpo. Ebbene quel corpo non l’hanno trovato, né nel sepolcro, né fuori né nei
paraggi. Mentre le donne preparavano gli aromi, LUI STAVA GIÀ RISORGENDO DA MORTE.

* Corpo scomparso, ma Lui dov’è?
Ed è vivo ancora oggi con il Suo corpo glorioso e vivrà per i secoli dei secoli. In cielo e in terra!
Sì, Gesù Cristo vive, anzi è IL VIVENTE. Ed è una realtà storica! Non è un simbolo, né un mito, né
una leggenda: io non sarei qui a parlare se Lui non fosse vivo e presente con il suo Spirito (non
sarei capace di parlare di un mito o di un essere leggendario) e voi non sareste qui ad ascoltarmi
perché – ne sono certa – non vi interesserebbe leggere la storia di uno che non è mai esistito e che
non cammina con voi ogni giorno, dandovi forza e coraggio per andare avanti.
Coraggio dunque, amici: Non siamo soli nel cammino. Colui che passava per le contrade della
Palestina, attraversa ancora le nostre vite, parla al nostro cuore e oggi si eleva in alto, vincitore
anche della morte, per dirci che è andato a preparaci un posto. E per dirci che anche per ognuno di noi arriveranno le tre del pomeriggio, cioè l’ora in cui deporremo per sempre tutte le nostre croci e vivremo nella gioia senza fine del Paradiso.

WILMA CHASSEUR


 

    Domande della settimana:

    • 1) Chi si recò al sepolcro di buon mattino?
    • 2) Cosa vide?
    • 3) A chi andò a dirlo?







Giovanni

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